un racconto di Roberta Zimei

un racconto di Roberta Zimei

27/02/2021 2 Di wp_6937204

 

I pesci rossi

Devo decidermi a fare il colore. Guarda come vado in giro, basta. Più tardi chiamo Carmen e prendo un appuntamento per oggi pomeriggio. Oddio, però avevo promesso a Giancarla di leggere il bando e provare a pensare al progetto, uffa. No, il bando lo guardo domattina, mi sveglio presto e mi anticipo il lavoro. Non solo le faccio un piacere a quella là, vuole pure decidere quando…eh certo, poi lei passa il pomeriggio tra la palestra e l’estetista e il massaggino, e io la solita stronza che fa i piaceri a tutti… così non posso andare più in giro, guarda come mi sono ridotta, mi vergogno…

«Mammaaaa, mi prepari il latte? Ma che fai non sei ancora sveglia? Mi devi accompagnare in macchina, guarda che ho il compito alla prima ora»

«Ecco ecco, ma potresti preparartela da sola la colazione!»

Sorpresa! Il caffè è già sul gas; ma tuo padre si è già alzato? Lo chiedo a voce bassa, tanto nessuno mi risponderebbe. Non mi ero neanche accorta che Filippo non  fosse a letto. Che vita, non si può andare avanti così.

«Qui bisogna darsi una regolata, dobbiamo uscire tutti presto la mattina quindi, signorina, ci vuole collaborazione. Hai cambiato l’acqua ai pesci? Poverini, guardali, boccheggiano, volete la pappa eh, pesciolini?»

«Mamma, scusa, ma non è che potresti pensare a me, invece che ai pesci? Così, tanto perché non so niente di latino e se va male pure questo…»

«Scusa Camilla, quel buon uomo di tuo padre dov’è? Non è che si mette su il caffè così e poi si abbandona il campo. Eh?»

È un risveglio come un altro, si perde la calma per un nonnulla, c’è da risolvere qualche emergenza ogni mattina. Tutto dura un’ora, grandi baruffe e poi, quando ognuno di noi tre ha preso posto a scuola e in ufficio, iniziano i messaggi di tvb e scusa, è che ho una giornata impegnativa. Ogni giorno così, tranne la domenica, ma tanto lo sappiamo e non diamo troppa importanza a questi momenti di burrasca. Siamo a casa di nuovo nel pomeriggio, io e Cami, e Ippo per ora di cena. È per questo che prima pensavo che una vita così organizzata non può durare troppo tempo.

Che traffico! Corsa per timbrare il cartellino entro un orario decente, ma ai miei bei 40 minuti di ritardo non ci rinuncio neanche oggi. Intanto Giancarla viene a ricordarmi l’appuntamento del pomeriggio, perché quel bando è un’occasione da non perdere.

«Mica te ne eri dimenticata?»

«No, che scherzi? Te l’avevo promesso…solo pensavo di dedicarmici domattina, oggi dovrei andare dalla parrucchiera per il colore, guarda che schifo i miei capelli»

«Ma che dici, stai benissimo! Poi sei bionda, la ricrescita non si vede»

Eh già, come al solito. Però considerando che dovrei recuperare ore sul lavoro, forse mi conviene andarci un altro giorno da Carmen, magari sabato.

«Lo sai che stasera abbiamo la cena, vero?»

Filippo al telefono è sempre telegrafico. Breve e conciso. Mi ricorda che dovrei scegliere anche un regalo per i quarant’anni di Paolo e che sicuramente è molto più facile per me andare per negozi, con tutto il tempo che ho a disposizione. La parrucchiera? Se ce la fai, dice lui, vai pure, ma è convinto che non si vede proprio la ricrescita e che sono la solita precisina che vuole stare sempre in ordine, poi sono bionda e non ci si fa caso.

Il cellulare vibra, è un messaggio di Camilla.

“Vers. passata, tt ok. Oggi pom. Dbb.mo uscr. Stasera festa e un czz da mett. Help”.

Tradotto, vuol dire “mi hanno passato la versione, quindi è andata bene. Oggi pomeriggio dobbiamo uscire perché stasera ho una festa, ma non ho nulla da mettere. Aiutami”.

In altre parole, oggi pomeriggio niente bando e niente colore, ma in compenso potrei approfittare del giro per negozi con Cami per comprare un regalo a Paolo. Mi rendo conto che le mie giornate passano nel tentativo di salvare capra e cavoli, ma che qualche ferito ci scappa sempre. In questo caso due: il bando di Giancarla e io. Cerco di sbrigare il lavoro più in fretta possibile, così magari un’occhiatina al bando riesco a darla più tardi. Già ora di pranzo! D’accordo, ho capito, dovrei avere qualche caramella in borsa, tanto stasera ho la cena.

Ogni giorno gioco a una specie di domino delle rinunce.

«Sono morti i pesci! Mammaaaa, hai capito? Sono mortiiii! Stanno sul fondo della vasca, tutti e due! Ho provato a farli muovere, ma sono immobili, a bocca aperta. Mamma vieni, ti prego. Ma Sabina non ti ha detto niente?»

È Camilla a telefono ed è agitatissima, ma non mi risparmia la foto dei pesciolini defunti.

Sabina è la signora che si occupa delle pulizie della nostra casa da almeno 6 anni. Mentre penso a quello che può essere successo ai pesciolini rossi, mando un WatsApp a Filippo: “sono morti tutti e due! Vai da Cami, è impanicata”. E a Sabina scrivo “ Hai notato qualcosa di strano nei pesci?”

Filippo ha il senso della tragedia, da sempre. Se cade un goccio d’acqua a terra, per lui è un allagamento e casa nostra è la valle del Vajont. Se perde un bottone, la camicia è da buttare, se capita di pagare la bolletta della luce con un giorno di ritardo, dobbiamo solo aspettare che vengano ad arrestarci da un momento all’altro ed essere condannati a vivere nel buio eterno. Logico, quindi, che leggendo il mio messaggio, abbia pensato che a morire, d’un colpo, siano stati tutti e due i nonni. Come se io, di fronte a una notizia del genere, potessi semplicemente dire “Cami è impanicata, vai a casa, perché io (sottinteso) resto in ufficio”. È il cinismo dei nuovi mezzi di comunicazione.

Non parliamo di Sabina, che mi telefona in ufficio e confessa:

«Perché, signò, so’ morti? Uh, come mi dispiace, sapessi che m’è successo… ».

Si è confusa e invece di mettere l’anticalcare nel lavandino degli stracci, dove aveva appoggiato la vasca dei pesci per il cambio dell’acqua, lo ha versato direttamente su di loro, bello abbondante perché c’era un sacco di calcare, nel lavandino.

Sono soltanto le due e mezza del pomeriggio e ho già in attivo due pesci rossi morti, un bando senza speranze, capelli da colorare, vestito da comprare per mia figlia, regalo per i 40 anni di Paolo. Senza contare la gestione del panico di Cami per i due animaletti, di Filippo per i nonni e per una moglie che non sa scrivere i messaggi e, perché no, di Sabina che dice di non voler più venire a casa perché non sopporterebbe la vista della vasca dei pesci vuota e il peso del suo senso di colpa. Mi metto a ridere. Non perché sia insensibile alla perdita dei pesci rossi, o al dispiacere di Cami, o allo spavento di Filippo per la presunta e improvvisa perdita di due nonni, oppure per il disagio di Sabina. Tantomeno per la delusione di Giancarla che ha rinunciato a farsi spiegare il bando. Però mi viene da ridere, perché peggio di così non potrebbe andare.

Il cellulare vibra.

“Ma’, papà e uno strnz”.

“Perché?”

“ Ti tel”

«L’utente chiede l’addebito della chiamata. Se accetta l’addebito digiti 1, se rifiuta l’addebito digiti 2»

Digito 1.

«Cami, ma che succede? Possibile che non riuscite a risolvere niente, senza chiamarmi?»

«Mamma, scusa, però io non posso togliere Fifì e Fufù dalla vaschetta e buttarli, come dice papà. Che cavolo, però! Poi, mica li possiamo buttare nella spazzatura, vivono con noi da un anno, io mi ci sono affezionata. E poi che schifo è!».

«Passami papà, ci parlo io, dai Cami»

«Filippoo! Ma ti pare che deve toglierli Camilla i pesci? Dai, coraggio!»

«Sai che non sono capace, lo fai tu quando torni, per favore. Io vado a fare la spesa per domani, così stai tranquilla».

Affare fatto. Pur di non fare la spesa accetterei di farmi torturare. E lui lo sa. Consiglio a mia figlia di coprire la vasca con un panno, così, per rispetto nei confronti dei pesci. Poi ci avrei pensato io al ritorno, stasera, dopo il giro per negozi.

«Dottoressa, dovrebbe prepararmi la bozza per il mio intervento di dopodomani a Roma. Le lascio un po’ di materiale per vedere di che si tratta. Può mandarmela stasera per e-mail. Ah, se ha dubbi, mi faccia sapere…buon lavoro»

«Scusi, Direttore, ma non era per la prossima settimana?»

«No, mi ero sbagliato. Ma che problema c’è…»

No, è che sono morti i pesci rossi per via del calcare e Paolo compie 40 anni, mia figlia non sa che mettere per la festa di stasera, ben due nonni hanno rischiato di morire, Sabina vuole licenziarsi e Giancarla c’è rimasta male e io avrei voluto…

«No, infatti. Nessun problema. Stasera avrà la sua bozza».

Penso che se stamattina fossi rimasta a casa, se avessi preso, per dire, un giorno di ferie, non avrei avuto nessun problema. Sono le tre del pomeriggio. Stacco i telefoni, Cami è avvisata e passo a prenderla fra due ore e mezza, a Paolo la bottiglia di champagne che ho a casa e un buono da 100 euro in libreria che intanto mia figlia va a prendere, a Sabina e a Giancarla ci pensiamo domani. Sembra ridare tutto, dopo due ore la bozza è pronta, ma la spedisco stasera al Direttore, mentre mi preparo per la cena, tanto per dare l’idea che è servito più tempo del previsto. Sono in anticipo sulla tabella di marcia di mezz’ora. Leggo velocemente il bando, e scrivo a Giancarla i passaggi importanti da verificare, tracciando una ipotesi di progetto di cui parleremo domani.

Cami è felice perché il vestito che abbiamo comprato le sta bene, preso al primo colpo. Tornate a casa, pensiamo alle esequie dei pesciolini, fatte con tutte le regole e con degna sepoltura nel giardino condominiale, riposti dentro una cassetta di vini. In fondo mi ero affezionata anch’io a Fifì e Fufù. Lavo la vasca che li conteneva e la porto in garage, così domani Sabina non la vede. Mezz’ora alle 9, ma basta per prepararmi, anzi aiuto Cami a farsi ancora più bella, mi piace darle consigli e metterle a disposizione i miei cosmetici. Lego i capelli così la ricrescita non si vede, poi con i capelli chiari non si nota.

«Ah, sei già pronta?»

Filippo è trafelato, non ha tempo di farsi la doccia ma la fa lo stesso. Si veste in fretta, affaticato, affranto, mi guarda e sorride sarcastico.

«Che vita, eh! Beata te che non fai un cazzo tutto il giorno».