un racconto di Sandra Moretti

un racconto di Sandra Moretti

27/02/2021 1 Di wp_6937204

 

Glory

L’uomo ferma la macchina sotto una casa in stile liberty.

Il sole sta calando. Una ballade rock esplode dalle casse dell’autoradio.

“Ne manca solo una, e finalmente sarà completa” pensa tra sé e sé. «Fino a oggi non ho mai scelto chi, ma sapevo esattamente come sarebbero morti. Questa notte sarà diverso.”

Esce dall’auto e suona il campanello: è disarmato, e a volto scoperto.

Un sorriso benevolo lo accoglie al suo ingresso.

«Sei in ritardo.» L’anziana signora gli fa strada in salotto.

«Vorrei suonare insieme, come facevamo all’inizio. Ricorda la nostra sonata, Madame?»

La donna annuisce compiaciuta e si accomoda dietro un’arpa; l’uomo si siede al pianoforte, dietro di lei.

La sinfonia riempie la stanza, un crescendo di sinergia tra i due strumenti. Poi, l’assolo di arpa.

In quel preciso momento, si completa il suo lavoro.

L’uomo afferra la donna, ha gioco facile, data la differenza di età e di stazza tra loro. Mentre la strangola, la fissa inflessibile negli occhi: una desolazione di sofferenza mista stupore passa da lei a lui, che ricambia con disprezzo.

«Non hai mai capito un cazzo di musica, Madame.»

L’ultimo soffio di vita lascia il corpo dell’anziana insegnante di musica.

Come una marionetta mossa da un burattinaio, l’assassino prepara la sua pièce teatrale.

Riaccomoda il corpo senza vita sulla panca, ancorandolo tra il muro e l’arpa, come se stesse ancora suonando. Posiziona una partitura nel leggio davanti alla donna, poi afferra il cellulare della vittima e telefona alla polizia.

«Ho finito. Venite a prenderla.» Riaggancia e lascia l’edificio.

 

«Non capirò mai questi social!»

«Commissario, deve cliccare qui e poi caricare il video. Vede? È semplice.»

«Sovrintendente Coia, va adaxo con queste diavolerie che amannaman ti cazzi

«Commissario, sono di Brescia, lo sa che non capisco il genovese.»

Il commissario Zanetti non traduce nemmeno questa volta al suo subalterno. Da buon ligure, si diverte a far sentire straniero chi viene da fuori.

Il video finalmente parte e sullo schermo compaiono testo e immagini di una delle ballade rock più suonate del momento.

«Cinque milioni di visualizzazioni, solo da quando hanno caricato la sesta parte la settimana scorsa. La canzone è ancora incompleta, eppure è in testa a tutte le classifiche, nazionali ed estere.»

«Una follia, Coia. Queste note sono intrise del sangue di sei innocenti: una vittima per ogni strofa. E chissà quante ancora ne dovremo vedere» Zanetti scuote il capo, costernato.

L’ispettore Cozzani irrompe d’improvviso nella stanza, spezzando la loro concentrazione.

«Ha chiamato, venite.»

Il Commissario e Coia lo seguono.

«La telefonata è di pochi minuti fa» l’Agente addetto al centralino illustra la situazione, «ipotizzo il solito modus operandi, chiamata rintracciabile dal telefono della vittima…»

«State verificando a chi è intestato il numero?»

«Sì, a breve avremo il riscontro.»

Il Commissario annuisce e si infila le cuffie.

«Ho finito. Venite a prenderla.»

Ascolta la registrazione tre volte.

La voce è la stessa di sempre: uomo, età stimata trent’anni, nessuna inflessione dialettale o difetti di pronuncia caratteristici. Nulla che sia utile nell’identificazione dell’assassino.

«Ho finito…» il Commissario è pensieroso, «non aveva mai pronunciato altro che “venite a prenderlo o prenderla” …»

L’idea che sia l’ultima vittima si fa strada nella mente dei tre uomini.

Il trillo del telefono risuona di colpo nella stanza, riempiendo in un attimo il silenzio che si era creato.

«Abbiamo il riscontro.» Tutti si voltano verso Coia in attesa di sapere il nome della settima vittima. «Adele Miotti. Un’insegnante di musica del Conservatorio, in pensione dal duemiladieci. Nubile. Sembra svolgesse attività di insegnamento privato da anni. Niente di rilevante sul suo conto.»

«Fino a oggi…» sospira Zanetti. «Andiamo. Voglio tre volanti e la scientifica sul posto al mio arrivo. E niente stampa questa volta!»

 

La macchina delle indagini avvia il suo motore ben oliato. Tutti sanno cosa fare su questo caso, si aspettano ormai di trovare il solito modus operandi del “Killer del Rock”, come lo chiama il web.

Al loro arrivo, i giornalisti sono già lì.

«Quando riusciremo a tenere per noi un’informazione, sarà il più grande successo della nostra Centrale» sbuffa il Commissario.

«Commissario Zanetti, ci dica come mai un’anziana signora questa volta.»

«No comment» replica Coia al posto del suo superiore.

«Avete trovato un collegamento tra le vittime?»

L’infermiera del Galliera che staccava dal turno, il personal trainer che faceva jogging, la prostituta su via Pré, la coppia al cinema, il portiere dell’Hotel Genova… e ora un’anziana insegnante di musica. No, non avevano scoperto alcun collegamento tra queste sette povere anime.

«No comment.»

Entrano nell’edificio, lasciandosi alle spalle un brulichio di persone tra addetti stampa e curiosi.

Il corpo della donna domina la scena: come ogni volta, è reso visibile di schiena al primo ingresso in casa.

«Sembra proprio una fotografia di un attimo della vita di questa persona» Coia non nasconde il suo turbamento. «Quante volte avrà assunto questa posa e suonato uno spartito su quel leggio…»

«Ma non questa partitura» il medico legale allunga il reperto numero uno al Commissario, «legga in fondo.»

«Strofa finale – ritornello – chiusura.»

Coia si lascia andare: «È finita…» non sa se essere felice o angosciato. «Cosa dovremo aspettarci, adesso?»

«Il solito, Sovrintendente. Non hai visto là fuori?» indica dalla finestra un tumulto di persone che stanno via via aumentando. «I suoi fan saranno contenti di poter terminare la canzone.»

«Li faccio allontanare, Commissario?» un Agente si offre volontario.

«No, sarebbe inutile. Perquisite l’appartamento. Dubito che troveremo qualcosa di utile anche in questa circostanza. Io torno alla Centrale, reperitemi almeno un parente della signora. Qualcuno dovrà occuparsi di questa poverina.»

Un nuovo bagno di flash e domande investe il Commissario, che dribbla tutti in silenzio e rientra in ufficio.

Il colloquio con i nipoti e il fratello della settima vittima non dà alcun apporto alle indagini, solo tristezza al Commissario.

«Coia avemo pestâ l’ægua in to mortä in questi mesi

«Abbiamo fatto del nostro meglio, Commissario.»

Zanetti sorride compiaciuto dal suo subalterno che sta imparando il genovese. Poi, un pensiero riaffiora alla sua mente, una richiesta fattagli dal fratello dell’insegnante di musica: “Commissario, le chiedo solo di poter avere la cartellina di pelle di mia sorella. Conteneva tutti gli spartiti dei suoi allievi, era il suo tesoro più prezioso…”

«Coia, andiamo.»

È buio quando arrivano sull’ultima scena del crimine del Killer del Rock. Il Commissario si dirige verso la sala della musica.

«Cosa stiamo cercando?»

«Questa» Zanetti solleva la cartellina piena di spartiti. Rovescia il contenuto sul tavolo e, freneticamente, prende a rovistare tra i fogli.

«Commissario, così mi fa spaventare.»

«Ti ho incastrato!» Zanetti, euforico, dà un colpo vigoroso al tavolo con la mano destra chiusa a pugno e quasi tutti i fogli volano in terra, eccetto uno, saldo nella sua mano libera.

Il Sovrintendente Coia sobbalza.

«Sbaglia finn-a o præve in to dî messa. Perfino il prete sbaglia a dir messa… Enrico Bonatti» e passa lo spartito a Coia.

«È la canzone del Killer… era un suo allievo! Commissario, lo ha preso!»

«Identificato, non ancora arrestato. Chiama in Centrale e fallo rintracciare, con un po’ di fortuna lo acciuffiamo in serata.»

 

Via Trento 12, interno 2. La casa del Killer si trova nel quartiere di Albaro. Un piano ammezzato in uno stabile d’epoca di cinque piani.

«Una bella sistemazione, non ci si aspetta che un assassino possa vivere qui.» Coia, appostato con la squadra di intervento, si guarda intorno stupito dalla fastosità dell’abitazione.

«Si nascondono meglio al sole…» un collega si infila il passamontagna e afferra il giubbotto antiproiettile. «Mettilo, anche se non fai irruzione con noi, è sempre meglio proteggersi.»

Coia annuisce e prende posto.

Tutto è pronto. La squadra entra in azione: la casa è semibuia, le stanze della zona giorno sono vuote. Proseguono nelle camere da letto… ed eccolo: Enrico Bonatti è seduto in poltrona.

«Vi stavo aspettando. Direi che avete lavorato bene, questa volta» porge le mani all’Agente più prossimo alla sua postazione, in gesto di resa. «Andiamo in Centrale.»

 

«Il Questore sta rientrando in città, non arriverà prima di domani. Era a Roma dal ministro degli Interni. Ci autorizza a procedere con il fermo.» Il Commissario si dirige alla sala interrogatori.

«Aggiornami sul Bonatti.»

«Enrico Duilio Bonatti, di ventotto anni. Diploma liceo classico, laurea al DAMS e diploma di conservatorio al Niccolò Paganini, tutto qui a Genova. La professoressa Miotti è stata sua insegnante dal duemilatré, ha continuato a fare lezione privata con lei dal suo pensionamento.»

«Vita privata? Lavoro? Precedenti?»

«Una persona ordinaria. Lavora alla Feltrinelli in centro; single; nessun trascorso degno di nota.»

«Vediamo di capirci qualcosa, Coia. Uno non si improvvisa a fare queste cose. Ci vuole stomaco ad ammazzare sette persone a sangue freddo…»

Con passi decisi e un piglio sicuro, entrano nella sala degli interrogatori e il Killer è già lì, affiancato dal suo legale di fiducia.

Coia dà lettura dell’articolo 64 del codice di procedura penale.

«Prima che abbia inizio l’interrogatorio, le ricordiamo che le sue dichiarazioni potranno sempre essere utilizzate nei suoi confronti; salvo quanto disposto dall’articolo sessantasei, comma uno, ha facoltà di non rispondere ad alcuna domanda, ma comunque il procedimento seguirà il suo corso; se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà, in ordine a tali fatti, l’ufficio di testimone, salve le incompatibilità previste dall’articolo centonovantasette e le garanzie di cui all’articolo centonovantasette bis

«Buonasera. Sono il Commissario Zanetti, ho delega del pubblico ministero a svolgere questo interrogatorio» allunga il foglio che attesta quanto detto e il legale ne prende visione. «Verbalizza l’interrogatorio il Sovrintendente Coia. Siamo alla presenza del Signor Bonatti Enrico Duilio, nel verbale definito da ora in poi come “l’imputato” e il suo legale di fiducia, il Dottor Fusari.»

Le parti annuiscono.

«L’imputato si dichiara intenzionato a rispondere?»

«Sì, Commissario. Ho atteso a lungo questo momento.»

«Stiamo procedendo nei suoi confronti per le accuse ascritte al cosiddetto “Killer del Rock” e, in particolare, per gli omicidi di: Da Pozza Stefania, Dario Tognetti, Helena Salapat, Guido Tronfi e Lucia Sassuola, Bruno Freddi, Adele Miotti. Cominciamo dal primo. Come si dichiara?»

«Commissario, le semplifico il lavoro: sono colpevole, di tutti e sette gli omicidi» il Killer interrompe le formalità. «Mi chieda quello che vuole sapere davvero

«E cosa vorrei sapere secondo lei?»

«Perché… siete tutti ossessionati dal perché una persona fa questo o quello.»

«Ci illumini, allora.»

«Ha idea di quanto sia difficile farsi un nome nel mondo della musica? Le case discografiche sono snob e chiuse ai nuovi talenti. Ti cercano solo quando sei già qualcuno; schifose piattole, vogliono sfruttarti e basta. Non ero il tipo che spacca su YouTube, non ho il piglio giusto.»

«E invece era adatto a questo?» Il Commissario apre il fascicolo degli omicidi e posiziona le foto delle sette scene del crimine davanti al Bonatti.

«Quando cercavo lavoro, mi è stato suggerito di sfruttare le mie competenze trasversali, sa cosa sono? Quelle caratteristiche personali di ognuno nel gestire le richieste dell’ambiente. Il problem solving… Volevo arrivare al successo, mi sono chiesto cosa fossi disposto a fare e questo è il risultato. Tutte le radio suonano la mia canzone e, da domani, sapranno il mio nome.»

«Fermati qui, Enrico» l’avvocato Fusari cerca di tutelare un minimo il suo assistito, il quale però non lo ascolta e prosegue.

«Mi creda, Commissario, sono dispiaciuto per quelle persone. Fatta eccezione della Miotti, che era davvero una gran troia, le altre non le conoscevo nemmeno.»

«Come sceglieva, allora, le sue vittime?»

«Il caso. Io pianificavo un luogo e una scena da ricreare, chi la abitasse non aveva importanza.»

«Scene ideate da lei?»

«No, tratte da alcuni dei miei pezzi preferiti. Un tributo alla musica

Non nasconde la sua esaltazione. «Ne avete riconosciuta qualcuna?»

Con occhi nuovi, Zanetti e Coia osservano le scene del crimine.

«Un angelo sospeso con gli occhi asportati…» Zanetti gli porge la prima foto, la vittima è un’infermiera.

«Creep, Radiohead – You’re just like an angel…» canticchia la strofa a cui si è ispirato. «Dai, era facile!» ride.

«Quindi una canzone, un morto. E l’ultima? Rappresenta la sua?»

«Un barlume di arguzia, bravo il mio Zanetti. Inizia a piacermi.»

«La smetta con questo atteggiamento, non siamo quattro amici al bar, lei è colpevole di sette omicidi e si è scavato la fossa da solo con l’uccisione della sua insegnante di musica. Il suo narcisismo le è costato caro.»

«Commissario, fa un passo avanti e tre indietro nel mio indice di gradimento. Io sono esattamente dove ho progettato di essere. Vi ho condotto da me con l’omicidio della Madame. Credevo fosse chiaro. Come avrei fatto a coronare il mio successo, altrimenti?»

Il gelo scende tra i presenti. L’avvocato Fusari rompe il silenzio: «Avete altre domande, per oggi?»

«No. Procediamo con l’incarcerazione.»

Gli agenti incaricati si apprestano a eseguire l’ordine.

«Un’ultima cosa la vorrei dire, però» Zanetti ferma il detenuto prima che lasci la stanza. «Ora sarà anche famoso, ma non potrà goderne, perché marcirà in carcere per il resto della sua vita.»

Il Bonatti sorride divertito: «Un piccolo prezzo da pagare. La vita è breve, la gloria è eterna e io, da domani, sarò ricordato per sempre. Su chi pensa faranno una serie TV? Sulla vita di un Commissario qualsiasi, o sul “Killer del Rock”?»

«Portatelo via.»

Tra lo sconcerto dei presenti, palpabile in quell’aria pesante che sa di sconfitta nonostante tutto, l’assassino viene scortato in carcere.

«Ha ragione lui, Coia.»

«Non dica così, Commissario. Noi lo abbiamo fermato, non farà più del male a nessuno. Questo è quello che conta. La verità è che non è una star della musica, ma un matto invasato.»

«È un mondo marcio. Il debole soccombe e il forte impera. Non conta più ciò che è vero ma quello che alcuni dicono sia vero.»

L’amarezza colora la voce del Commissario.

«Andiamo a casa, domani forse il mondo mi sembrerà meno matto.»

Zanetti sale in auto. Accende la radio. La ballade rock del killer riempie l’abitacolo. «Il mondo farà schifo anche domani, purtroppo» esclama ad alta voce, mentre avvia il motore.

 

Glory fa parte della raccolta di racconti “Dieci autori incontrano la musica” antologia curata da E. Marsella edita Persephone Edizioni, 2019.