una storia vera (di Carlo Maria Marchi)

una storia vera (di Carlo Maria Marchi)

10/03/2021 1 Di wp_6937204
Una storia vera.
A via della Lungara, nei pressi dell’ingresso colloqui del carcere di Regina Coeli, c’era un bar, piccolo, noi lo chiamavamo “il baretto”. Fuori l’insegna di latta della Coca Cola e dentro un tavolino di alluminio, di quelli rotondi, con due sedie.
La macchina per il caffè era di quelle che si usava una volta, con due leve che si spingevano in basso e risalivano lente quando il caffè era pronto.
Quello era il baretto per i familiari dei detenuti che si recavano a trovare i parenti.
Noi ragazzini andavamo a curiosare e soltanto poi ci rendemmo conto quanto fosse ignobile questo interesse, guardare le pene degli altri.
Il barista si chiamava Romolo, a Roma non può che essere diversamente, Romolo e Romoletto per gli amici.
Faceva qualche domanda ma senza invadenze.
– Gigi come sta? Quanto gli manca?
– Eh, campa cavallo – rispondeva la moglie – s’imparasse a fasse i cazzi suoi camperemmo meijo.
Passavamo di là come se dovessimo andare chissà dove.
– Ciao Romole’.
Era già anziano, rispondeva sempre.
– Ah regazzì, sempre a cerca’ Maria pe’ Roma, voi.
Abitava lì vicino, era stanco, lasciò il suo baretto a un ragazzo, già andavano in giro quelli coi capelli dritti su’ pe’ l’aria.
Una mattina uscì di casa per la sua passeggiata sul Lungotevere.
Si appoggiò per un momento al pomello della porta, poi si staccò di lì e andò verso l’uscita, passò davanti al suo vecchio baretto.
– Buongiorno signor Romolo – gli fece il nuovo ragazzo.
Lui non trovò neppure la forza di rispondere, portò solo la mano al baschetto. Dentro il suo petto sentiva il cuore che saltava come un fuoco d’artificio ma senza colori. Respirò l’aria fresca e gli parve di riaversi. Fu soltanto un attimo, poi sentì le gambe che cedevano come carta e uno schianto dentro di sé. Immagini gli corsero nel cervello, volti, pensieri. Vide nero e crollò sul marciapiede.
Stavamo lì, accorsero in tanti, non avevo mai visto un morto, lo coprirono con un lenzuolo, lo portarono via.
Romoletto continuò a passeggiare sul Lungotevere.
Ogni volta che in istituto dovetti assistere alla visione di un morto ripensai a Romoletto, quello con l’insegna della Coca Cola.