Trasumanar e organizar (note sparse di Giovanni Dursi)

Trasumanar e organizar (note sparse di Giovanni Dursi)

14/03/2021 2 Di wp_6937204

Trasumanar e organizzar – Note sparse sulla trans-etica

 

   Il prefatore delle poesie di Pier Paolo Pasolini Trasumanar e organizzar (Garzanti Editore, 1971-2002, Prefazione di Franco Cordelli), riferendosi all’autore della silloge gli riconosce il merito di non aver  avuto “mai paura dell’esplicito … a differenza dei poeti della sua generazione, e di quella precedente, per non parlare di quelli venuti dopo di lui” e di “dire qualcosa di assolutamente vero”, generando stupore per quei “pazzi argomenti che i più giovani tra i lettori non sanno proprio cosa siano”.

     Alla stregua dell’esegesi di Franco Cardelli, allontanandosi dal fertile terreno poetico ed inoltrandosi nell’attiguo filosofico, in questa sede s’affronta il tema dell’ἦθος, adottando lo stesso approccio corrosivo pasoliniano, proprio di ogni ricerca della ἀλήθεια.

     Inizialmente, c’è da chiedersi se la riflessione sul comportamento sociale umano, sul «costume», sulle «consuetudini», conduca, in definitiva, a delle “rivelazioni”, a “disvelamenti” che aprano a “verità” – termine declinato al plurale, necessariamente -,  nell’acclarata “modernità liquida” (Liquid Modernity, Zygmunt Bauman, 1999), cioè “in divenire”, nella quale “l’unica sua costante sia il cambiamento e l’unica certezza sia l’incertezza”. Usando la metafora baumaniana, e frequentando le zone liminali, intermedie, transitorie e incompiute che l’attuale organizzazione sociale della vita ci presenta, l’aspetto più eclatante e riscontrabile è l’inarrestabile decremento del tasso sociale di eticità.

     La plurisecolare diseguaglianza formale e sostanziale tra le persone rappresenta la problematicità (instabilità) etica dei comportamenti. Il ragionamento che si intende sostenere è ancor più radicale: l’evenienza dell’estinzione di  stabili sistemi di valori condivisi, della  pubblica precarietà morale, dell’ineffabile oltrepassamento individuale di ogni sensata ἀρετή.

     Si sostiene che senza etica non ci sarà alcun futuro, che si è in presenza di una complessa e contraddittoria transizione etica; una trans-etica che annuncia la dissoluzione di ogni costrutto sociale relativo alle culture di riferimento (le dimensioni extragenetiche, artificiali, tipicamente umane, dell’organizzazione sociale di vita sottoposte all’incedere tumultuoso e disgregante dell’economia globale), incarnando le disposizioni d’animo non più volte al bene comune, le capacità di una persona di eccellere in qualcosa ma non prestandosi alla collaborazione ed alla solidarietà, di compiere un certo atto mai in maniera altruistica, le potenzialità d’essere virtuosi non disinteressatamente e in nessun caso come auspicio della perfettibilità umana. In realtà, si constata il degenerare ontologico verso un’architettura esistenziale strutturalmente priva del “materiale” spirituale morale.

     Si tratta d’affrontare in chiave critica le modalità di adozione ed interiorizzazione subitanee di identità e comportamenti, operazioni mimetiche asetticamente, imperturbabilmente eseguite, senza apparenti strascichi psicologici nelle relazioni di prossimità, portando alle estreme conseguenze la metafora drammaturgica (rif. a The Presentation of Self in Everyday Life, Erving Goffman, 1959) di fronte ad una eterogeneità sempre più vasta e, conseguentemente, incontrollabile dell’offerta etica à la carte.

     Il transitare da un “costume” all’altro con indifferenza sembra essere divenuta la norma – si pensi alla transumanza etico-politica – e non costituisce più l’eccezione nel “villaggio globale” (Understanding Media: The Extensions of Man, Marshall McLuhan, 1964), a suo tempo diagnosticato ed oggi esploso nelle bolle comunicative fomentate e circoscritte (gestite da algoritmi di ottimizzazione finalizzati)  dalla rete telematica policentrica.

     L’inefficacia dei precedenti, tradizionali modi di agire ed essere (anch’essi niente affatto privi di contraddizioni), nella transizione epocale in corso, costituirebbe l’occasione per la messa in questione degli stessi e per la ricerca di nuovi, ma de facto non comporta l’impegno collettivo nel definire adeguate modalità attraverso le quali affrontare le sfide civili che attendono il mondo nella riproduzione della forme di vita, generando incessanti e variegate esperienze di costruzione delle proprie identità eticamente aride.

     Ciò avviene in un sistemico interscambio tra ambienti comunicativi online e ambiti socio-culturali, in una generale colonizzazione e standardizzazione dei comportamenti, che avviene sia sul versante cognitivo che su quello emotivo, secondo la contemporanea mercantile riconfigurazione di rapporti sociali ispirati alla trans-etica del prêt-à-porter valoriale (rif. a Ossessioni collettive. Critica dei social media, Geert Lovink, Università Bocconi Editore, 2012; e alle opere di Renato Curcio, tutte edita da Sensibili alle foglie: L’impero virtuale. Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale, 2015, L’egemonia digitale. L’impatto delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro, 2016, La società artificiale. Miti e derive dell’impero virtuale, 2017, L’algoritmo sovrano. Metamorfosi identitarie e rischi totalitari nella società artificiale, 2018, Il futuro colonizzato. Dalla virtualizzazione del futuro al presente addomesticato, 2019; Identità cibernetiche. Dissociazioni indotte, contesti obbliganti e comandi furtivi,  2020).

     Tra un’inevitabile visione globale della società, dell’economia, della giurisdizione, e rivendicazioni identitarie, territoriali, politiche ed economiche neonazionaliste, se non addirittura neotribali, si realizza una fenomenologia disperante, annichilente, considerata soprattutto la prospettiva che coinvolge le nuove generazioni.

     Un culdesac che esclude del tutto la faticosa e, tuttavia, necessaria elaborazione di un’etica, che comporta la dismissione del tentativo di definire, individuare con precisione un riferimento, un ancoraggio coscienziale concernente il comportamento pratico dell’uomo. L’ineludibile riferimento è all’Antigone sofoclea (la nota tragedia appartenente ai drammi tebani, rappresentata per la prima volta nel 442 a. C.). Un fragoroso impasse, quindi, soprattutto perché veicola una sospensione: non si intende più  indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi si ritiene di disporre ed utilizzare atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criterî per giudicare sulla moralità delle azioni umane.

     La trans-etica, annuncia dunque il vacuum dell’indifferenza personale, il deficit morale irreversibile delle coscienze, la dissipazione egolatrica della rettitudine, di quel complesso di norme morali e di costume che identificano un preciso comportamento nella vita di relazione con riferimento particolare ad urgenti risposte ad eclatanti emergenze storiche.

     Una dispersione etica circa la libertà di scelte possibili fra azioni alternative, un’abiura relativa all’insieme dei doveri che scaturiscono dal dilemma etico, che mettono in scena l’intercambiabilità, secondo occasione, di comportamenti fuori regola o il cinico esercitarsi nell’attitudine a non saper discriminare un desiderio da una repulsione.

La trans-etica sta assumendo le sembianze d’una dilagante tendenza ad indossare l’habitusdell’opportunistico eclettismo, di fronte all’esigenza di una decisione volontaria, che non propende più per l’uno che per l’altro valore o condotta, poli di un’alternativa; assume le fattezze dell’indecidibilità che termina nella cessione di autonomia e nell’eterodirezione degli atteggiamenti, nella passività o subalternità volontaria di un approssimativo ascetismo in cui si rinuncia a ogni scelta finché non si conosca la volontà di qualcun altro, nella biasimevole complicità che determina condizioni e contegni tipici di chi, in determinata circostanza o per abitudini ormai consolidate, non mostra interessamento, simpatia, partecipazione affettiva, turbamento, determinazione e, quindi capacità di scelta.

            Ciò che rimane oggi, tragicamente in vita, sono solo le etichette, poiché  paiono essersi estinti quei caratteri pasoliniani, esaltanti l’intelligenza e proficui per tutti, della parresia (è Michel Foucault che attribuisce al parresiastes la forza di colui che «non teme niente, ma apre completamente il cuore e la mente agli altri attraverso il suo discorso […] essendo il parresiastes qualcuno che corre un rischio», in Discorso e verità nella Grecia antica, Donzelli, 1996) e della razionale profezia che consente una straordinaria visione anzitempo dello sviluppo che potrebbero avere fenomeni e processi che si osservano con interesse nella società del tempo.   
(Giovanni Dursi, marzo 2021)