Fino all’ultimo sospiro… (di Valentino Di Persio)

Fino all’ultimo sospiro… (di Valentino Di Persio)

21/03/2021 3 Di wp_6937204

 

Vivere la vita…

Prologo

Ma esistiamo veramente?” E’ il quesito cui Valentino Di Persio cerca di dare una risposta. In altri tempi, seduti attorno a una ridente tavolata tra amici, qualcuno come Shakespeare avrebbe asserito “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. Subito Cartesio avrebbe inaspettatamente gridato, preso da un lampo di genio improvviso, “Cogito ergo sum!” e Pascal ispirato, avrebbe precisato melancolicamente “Helas, l’uomo non è che una canna pensante!Schopenhauer, pensoso, dall’alto del suo pessimismo avrebbe sentenziato che “La vita è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci e per di più illusori, di piacere e gioia”. Nietzsche, da parte sua, avrebbe rintuzzato “Gli uomini sono intervalli e pause nella sinfonia della vita reale”. Il tutto si sarebbe svolto sotto gli occhi intrigati di Pirandello che avrebbe smorzato le riflessioni dei commensali con pacata semplicità “Signori miei, la vita non si spiega, si vive.” Al che, il saggio Snoopy, trasognato, avrebbe suggerito “La vita è come un cono gelato: bisogna imparare a leccarla!” …E lui, Valentino, con un boccale di birra in mano con su scritto “Carpe Diem”, avrebbe declamato “Nella vita ogni attimo va afferrato, colto, preso imprigionato, e le occasioni tralasciate tu per sempre le hai perdute.

Ed io aggiungo…Prosit!

Marica Caramia

…fino all’ultimo sospiro

Di Valentino di Persio

Mi ritrovo a camminare a fianco di me stesso per le strade di Roma in una mattinata d’autunno con i pensieri rivolti al mio vissuto. Una sorta di viaggio a ritroso, un vagare della memoria alla ricerca delle fasi più significative della mia esistenza. I miei pensieri, spesso distolti dall’urto d’un passante o dalla mia stessa immagine riflessa nelle vetrine, continuano a viaggiare avanti e indietro nel tempo. Il sole fa capolino da qualche nuvola disseminata nel cielo azzurro, pallido, incerto, quasi intimidito dalla bellezza della città eterna.

Mi soffermo ogni tanto ad osservare le mercanzie esposte nei negozi con lo sguardo annoiato, disinteressato, con la mente presente. Il mio peregrinare nella ragnatela dei ricordi mi estrania dal contesto della vita che mi scorre attorno, dalla frenesia della gente: chi ride, chi grida, chi contesta, chi si lamenta, chi si mostra, chi si nasconde, chi cerca, chi fugge, chi si perde, chi ritrova sé stesso.

Insomma, il solito trantran cittadino, la solita routine della vita che insegue le incognite del suo tortuoso cammino. Mi guardo attorno e mi rendo conto che di questa corsa contro il tempo poco m’importa. No! Il tempo che passa non mi assilla, il tempo non lo considero, il tempo per me non esiste. Considero deleterio ridurre la mia esistenza alla stregua d’una tastiera di pianoforte specie quando, con l’avanzare ineluttabile degli anni, ti ritrovi a riconsiderare programmi e prospettive.

Mi danno un senso d’inquietudine quei piccoli solchi disseminati sulla scala di colori cangianti dell’esistenza: il bianco della purezza e della fanciullezza; il verde dell’adolescenza e della giovinezza; il rosso dell’ardore e della maturità, e poi il grigio, che prelude alla fine. La fine? Per me sì, mentre per molti è solo l’inizio di una nuova una vita, ma eterna questa volta.

Insomma, una specie di clessidra nella quale vedi trasmigrare, man mano ed inesorabilmente, la tua esistenza dall’alto giù in basso, verso la destinazione finale. Il ritorno, dopo l’errabondo vagare, nel ventre materno, la Terra. E ti accorgi, ascoltando ed osservando quei tasti abrasi, che la cadenza dei toni è sempre più lenta, più cupa e che il grigio sta assumendo una tonalità sempre più scura fino al nero.

Ti chiedi allora a cosa sia servito il tuo passaggio, veloce come una folata di vento, su questo mondo meraviglioso persino nelle sue contraddizioni, con le sue aberrazioni, con i suoi misteri cui l’umana intelligenza non potrà mai svelarne l’arcano.

E’ il grande enigma dell’esistenza cui non avremo mai una risposta: perché si nasce, perché si vive, perché si muore. Nessuno ci ha mai detto né ci dirà mai quali siano le regole d’ingaggio della nostra missione terrena. Ognuno è lasciato al proprio arbitrio, ognuno è artefice della propria avventura terrena, condizionata solo da norme comportamentali necessarie per l’ordinata convivenza civile. Assale persino un dubbio: ma esistiamo veramente o siamo pura illusione? Un niente nel niente ? Il quesito, cui in molti hanno cercato, o cercano di dare una risposta, rimane aperto.

E penso allora all’azzurro del cielo, all’immensità del mare e al suo continuo ondeggiare, ai monti innevati, al canto degli uccelli, al dischiudersi d’un fiore, al brivido d’una carezza, al ridere gioioso d’una donna, al vagito d’un bimbo, alla natura che si rinnova, al volo d’una farfalla, e tanto altro ancora.

No, la vita non è mera illusione. La vita è vera, la vita è bella, la vita è sì un mistero, ma la vita, breve o lunga che sia, vale sempre la pena di trovare il coraggio di attraversarla fino all’ultimo sospiro.