Nota a margine di Gnoseologia di Marsilio Ficino, di Antonietta Florio

Nota a margine di Gnoseologia di Marsilio Ficino, di Antonietta Florio

13/06/2021 0 Di wp_6937204

 

“Il tentativo di “restituire Platone a Platone” permea di se’ tutta la filosofia ficiniana, gnoseologia inclusa; in essa, però, sarebbe difficile non scorgere anche motivi aristotelici, certo sempre filtrati attraverso la lente platonica.
Facciamo riferimento, in particolare, alla distinzione ficiniana, terminologica prima ancora che concettuale, tra phantasia e imaginatio a cui corrisponde la demarcazione netta fra la facoltà dell’illusione sensibile e dell’inganno (motivo tutto platonico, questo) e la sua omologa che rende “fruibili” i contenuti intelligibili, quasi che questi ultimi trovassero una loro “traduzione” empirica dall’astratto.
Tale seconda funzione, del resto, garantisce la possibilità di pensare, possibilità che, a sua volta, percorre una via duplice: la prima è quella dianoetica classica (la filosofia del linguaggio odierna la classificherebbe, forse, come “proposizionale”: si tratta della via, discorsiva e quindi mediata, percorsa dall’intelletto nel connettere in vari modi gli intellegibili e cioè gli oggetti del pensiero: che so, causalistico, modale, qualitativo, quantitativo, relazionale… Le categorie, insomma); la seconda, e più rilevante in questo contesto, è la via, immediata, attraverso cui la mens (il pensiero al suo grado più elevato) intuisce i concetti.

Rientrano in quest’ultima casistica il furore divino, la vacatio animae ma, soprattutto, la profezia, intesa come dare corpo, attraverso un’alterazione della conoscenza ordinaria (e della coscienza: da qui il richiamo all’immaginazione) a immagini evidenti ma non discorsive, vere senza però essere causalmente concatenate nè, quindi, dimostrabili. Questo aspetto assume una particolare importanza, considerata l’inclinazione ficiniana a vedere nella conoscenza un passaggio di livello e una climax, quasi un’ascesa, dal particolare all’universale”.