Un racconto breve di Eowyn Milis

Un racconto breve di Eowyn Milis

18/07/2021 0 Di wp_6937204

 

Da sempre la presenza degli altri era fondamentale nel suo lavoro. Anzi, a ben guardare, nessun altro lavoro era fondato quanto il suo interamente sulle relazioni. E non certo nel loro aspetto più superficiale ed evidente. Ogni giorno, varcati i cancelli e fatto il suo ingresso in sede, lei si sentiva chiamata a scandagliare i segreti più intimi e a frugare fra le pieghe più recondite di chi aveva davanti.

Bisognava che ne immaginasse la storia, spesso a partire solamente da una fotografia. Non sempre aveva a che fare con dei coetanei; spesso le capitavano donne più anziane di lei che, per inciso, era una cinquantenne bionda e procace e di anni ne dimostrava dieci di meno, specie quando si abbigliava tutta in tiro per andare a ballare con l’Arturo (al lavoro, invece, non era il caso). Ma anche manager in carriera, postini in pensione, cuochi falliti. A volte, persino bambini. Ecco, quella era la parte più ingrata del suo lavoro, benché poi, proprio per questo, lei ci s’impegnasse il doppio.

Scrollò le spalle. Non voleva pensarci. Piuttosto, doveva concentrarsi su Di Gaetano Lucia, la donnina smunta e slavata che si era accomodata accanto a un’altra giovane, una moretta tutto pepe, e che le stava proprio davanti. Aveva tutta l’aria di essere un tipo anonimo, Lucia, il trionfo della medietà. Avrebbe avuto il suo bel da fare a tirarle fuori i punti di forza e a valorizzarli come faceva sempre.

“Vediamo – disse tra sé e sé – potrebbe avere un diploma di scuola media superiore, se non addirittura la laurea; ma sì, un diploma di scuola media superiore questa ce l’ha di sicuro. Con quel colorito pallido, si direbbe una che esce poco, magari la commessa di un negozio di quelli in cui ti spremono fino all’ultima stilla di tempo costringendoti a orari impossibili. Oppure una bibliotecaria. Deve aver studiato, che ne so, scienze infermieristiche, e fa l’infermiera o la terapista. Di questi tempi non le ci esce neanche un secondo per riposarsi e prendere un po’ d’aria, altro che negozi e biblioteche, con il da fare che c’è negli ospedali. Sì, decisamente è infermiera. Chissà come se la cava con i turni, se riesce a conciliarli con la famiglia, un figlio piccolo, una madre anziana da accudire, oppure tira avanti a fatica. Potrebbe pure essere che viva da sola, con un cane; chissà, forse viene da fuori, dopo la laurea ha vinto un concorso pubblico e si è trasferita qui. Con il suo stipendio e i prezzi che corrono, non dev’essere stato facile rimediare un alloggio decoroso. Di sicuro sta in periferia, lì gli affitti sono un po’ meno cari. Poverina, non ha soldi da scialare, né per i divertimenti né per la palestra, i vestiti e i trucchi. Infatti anche adesso è completamente struccata, nonostante l’occasione. Chissà se le piacerebbe ricevere in regalo una trousse di trucchi, o almeno una confezione di mascara”.

Le sarebbe piaciuto davvero poterglielo chiedere. Ma Di Gaetano Lucia, come per dispetto, se ne rimaneva davanti a lei così, chiusa in un silenzio ostinato e reticente, senz’intenzione alcuna di risponderle. Nata il 14 giugno 1975, morta il 23 dicembre 2019, recitava l’iscrizione. Con una punta della consueta delusione, la camposantara ripulì la lapide dalla polvere accumulatasi sulla fotografia e dallo sterco di piccione, sistemò meglio le gerbere già quasi secche nel vaso e, stretta la sua coda di cavallo ribelle nel nastrino, proseguì verso la tomba successiva.

Eowyn Milis