Un seme di giglio, di Emily Chiacchiaretta

Un seme di giglio, di Emily Chiacchiaretta

15/12/2021 0 Di wp_6937204

 

Pubblico volentieri questo testo di una studentessa quattordicenne del Liceo Marconi di Pescara. Trovo che vi sia notevole potenzialità e sono lieto che la studentessa partecipi al mio Laboratorio di scrittura.

 

UN SEME DI GIGLIO

Era la notte del 31 dicembre 2049, e le stelle illuminavano la città con fare romantico, riflettendosi calme e indisturbate sulla superficie del mare sonnacchioso e desolato. Il mare, che nessuno ricordava come luogo d’intrattenimento, perché all’inizio dell’epoca del regime, circa una ventina di anni prima, era stato designato come “Luogo Inutile 1”.

Nessuno poteva più permettersi di trascorrere una giornata di divertimento e di riposo, il codice varato dal governo di Robotoox parlava chiaro:

“LAVORARE, LAVORARE, LAVORARE”.

Innumerevoli telecamere erano disseminate in tutte le città e con i loro lampeggianti rossi a forma di occhio controllavano che ognuno svolgesse la propria mansione senza perdersi in trastulli. Pattuglie di robot erano pronte ad imprigionare chiunque si opponesse al proprio “Codice di Vita”, una lista di attività essenziali che ognuno doveva svolgere per guadagnarsi da vivere. Ogni giorno venivano prodotte centinaia di robot con funzionalità sempre più tecnologicamente avanzate, pensati in modo tale che, entro una ventina d’anni, il genere umano sarebbe scomparso e solo i robot avrebbero popolato la Terra, o Pianeta Robotoox, e le sue città senza nome.

Non c’era più niente di umano, neppure le emozioni. Ormai i cittadini rimasti erano come schiavi al servizio del regime.

Alfred camminava velocemente nella neve, lungo una collina poco fuori città, mentre i lunghi capelli neri gli sventolavano sul volto, coprendogli la visuale.

In una delle mani, infilata in tasca, aveva un seme di giglio: l’unico ricordo dell’epoca pre-regime, risalente probabilmente al 2026, quando aveva solo dieci anni.

Era l’unico cittadino a ricordare l’epoca prima della dittatura. Come avrebbe potuto dimenticarla?

Anche se i ricordi si allontanavano sempre di più, inesorabili, c’era dentro di lui una forza, una consapevolezza, che lo teneva aggrappato al passato. Forse la potenza della memoria? Forse la speranza in un futuro migliore? Neanche lui sapeva.

Continuò a correre, sempre più spedito, mentre la neve gli si infilava nelle scarpe e i suoi occhi neri di tanto in tanto si giravano se avvertivano segnali di pericolo, fissando i vuoti occhi rossi dei lampeggianti.

Non succedeva niente. Forse perché Alfred stava solo facendo “Attività Fisica”? Forse perché il seme del fiore, anch’esso considerato “Cosa Inutile”, era nella sua tasca e quindi invisibile?

Alfred riprese a correre, con il battito del cuore sempre più forte. Il cuore vero, che continuava a pompare sangue, non il cuore metallico dei robot.

Cominciò a piovere. Alfred si mise addosso una sciarpa e continuò a salire, deciso ad arrivare sulla sommità della collina, dove avrebbe lasciato il seme, di modo che, in primavera, fiorisse, lasciando una traccia del passato e una speranza per il futuro su quella collina. Finalmente, ansioso e affaticato, Alfred arrivò sulla sommità. Percepiva un profondo senso di colpa e un freddo che quasi gli toglieva il respiro, ancora caldo come un focolare domestico di montagna.

Alfred lanciò il seme nel terreno e, improvvisamente, sentì i suoi piedi staccarsi da terra.

“Alfred! Alfred!”

“Lily!”

Una bambina di dieci anni, i cui folti capelli rossi svolazzavano nel vento, si avvicinava verso di lui, correndo con un seme in mano.

“Un seme di giglio. Te lo regalo”.

“Così, quando lo pianterò, penserò a te?”

“Esattamente”.

La bambina sorrise, guardò Alfred con i suoi gentili occhi verdi e ricominciò a correre, stavolta allontanandosi da lui.

“Devo tornare a casa, prima che mia madre si accorga che sono uscita. Arrivederci, Alfred! A presto!”

Lo salutò con la mano. Lui, compiaciuto, le sorrise.

Alfred sentì i suoi piedi ritornare sul suolo gelato della collina di Robotoox. Cos’era successo? L’Alfred che aveva visto era molto più piccolo dell’Alfred che in quel momento si trovava sulla collina. Era tornato nel passato? Se sì, com’era potuto succedere? Oppure se l’era solo immaginato?

Quel seme appena lanciato gli era stato regalato da Lily quando aveva solo dieci anni, durante un soleggiato pomeriggio di epoca pre-regime. E, come aveva detto ventitré anni prima, aveva pensato a Lily. Lily… Si era quasi dimenticato della migliore amica della sua infanzia. Lily, che un giorno era scomparsa e Alfred non aveva saputo più nulla su di lei.

Per un momento si sentì come il triste quattordicenne che era stato quando era stato annunciato l’inizio di una nuova era, l’era di Robotoox, nel 2030.

Erano passati quasi vent’anni senza che se ne rendesse conto. Non poteva accettare che il Mondo andasse avanti così. Cosa sarebbe successo se fossero rimasti solo i robot? Quale fine sarebbe toccata alle emozioni, come la felicità e l’amore?

Percepì un bruciore in gola, perché gli mancavano le risposte alle sue stesse domande.

Un lampeggiante cominciò ad emettere suoni strani. Alfred si girò: era rivolto a lui. Non stava lavorando, né dormendo, né facendo attività fisica, né mangiando. Ora sarebbe stato imprigionato.

Alfred cominciò a correre lontano dal lampeggiante. Non poteva essere imprigionato. Non lui, che si era sempre adeguato al suo Codice di Vita. Dov’era la libertà a Robotoox?

Mentre correva, sentiva le gambe sempre più affaticate e una gran voglia di piangere. Un momento rischiò persino di cadere. Ma venne salvato da una mano. Chi era? Alzò lo sguardo.

Lily. Non poteva crederci.

“Gr… grazie” le disse, confuso.

“Non ti ricordi chi sono?” gli chiese lei, gentile.

Voce inconfondibile, nonostante il trascorrere del tempo.

“La mia Lily” le rispose.

“Alfred, dopo tutto questo tempo…”

“Dov’eri finita?”

“Mia madre è morta ventitré anni fa. Temevo che mi giudicassi, che ridessi di me”.

“Non l’avrei mai fatto. Cosa ti porta qui?”

“Ho pensato a te”.

“Anch’io ho pensato a te. Sul serio. Sono andato a piantare il seme di giglio che mi regalasti quando avevo dieci anni. Non sono riuscito a capire se mi trovassi nel ricordo o fosse solo un pensiero”.

“Io ti ho visto. Sei caduto a terra, in ginocchio, e avevi gli occhi chiusi. Mi è parso di sentirti piangere”.

“Ti ho sognata?”

“A quanto pare, sì. Piangevi. Forse perché ti mancano quei tempi”.

“Adesso sarò imprigionato. I lampeggianti hanno suonato”.

“No, Alfred. Ti salverò. Imprigionarti è un’ingiustizia”.

Poco dopo, tre robot trovarono Lily e Alfred.

“Condannati” disse il primo.

“Tre anni di prigione” specificò il secondo.

“Invece no!” gridò Lily.

“Osate ribellarvi?” la minacciò il terzo con aria di superiorità.

“Sì. Noi ci vogliamo bene”.

“Cosa vuoi dire?”

“Abbiamo ricordi più vecchi di voi. Vogliamo che il Mondo ritorni come prima. Ritornerà come prima”.

“Non esiste niente precedente a Robotoox”.

“Sì, invece. Esiste l’amore. Esiste la felicità. Esistono gli esseri umani”.

“Dimenticherete tutto, come gli altri”.

“No. Noi siamo più forti”.

“Insolente”.

“Non osarti a dire un’altra parola contro Lily, sciocco robot!” intervenne Alfred, il cui volto preoccupato e arrabbiato al tempo stesso era illuminato dalla raggiante gioia dovuta all’incontro con lei.

Lily arrossì.

“Grazie, Alfred. Ma non ce n’era bisogno, ho delle notizie da darti…”

E corse via.

“Alfred, vieni con me!”

Nel frattempo, i robot corsero all’attacco, attivando i lampeggianti in tutta la città. Lily, lo sguardo ribelle e trasgressivo, ma anche serio, si allontanava sempre di più da loro, cercando un angolo tranquillo per riposare e rimettersi in forza. All’entrata della parte lavorativa della città, un immenso manifesto iridescente ma rovinato proiettava la sua ombra sull’asfalto bagnato di pioggia.

Alfred seguiva Lily, correndo per la città. Chiuse gli occhi alla vista del manifesto: vi passava davanti ogni giorno, per recarsi al lavoro, perché l’avevano costretto a svolgere la sua mansione lì, a produrre robot intelligenti. Se anche un solo giorno si fosse assentato, l’avrebbero licenziato e abbandonato al suo destino. Non c’era malattia che tenesse, e spesso Alfred si era recato al lavoro stanco e malaticcio. Ora tutto ciò non faceva che produrre in lui un senso indescrivibile di rabbia mista a nostalgia. Avrebbe voluto fermarsi un attimo a guardare lo spoglio paesaggio che gli si presentava davanti, sempre più nitido: l’essenziale città dei robot, priva di gioia e insensibile alla tristezza. Che mondo effimero era stato quello in cui era nato, in cui aveva stretto amicizia con Lily. Se avesse potuto, anche solo per un attimo, tornare indietro nel tempo, avrebbe sacrificato il futuro… Ma era forse possibile? Nonostante l’alto livello tecnologico, il regime non aveva creato aggeggi per ritornare nel passato: tutto tornava, tutto aveva una logica, era un piano studiato perfettamente, a cui né lui né altri cittadini si sarebbero potuti ribellare.

O forse no.

“Lily, sei sicura che ce la faremo? Non stiamo forse sprecando tutta le nostre forze per nulla?” chiese.

Il cuore gli batteva forte come un trapano a forza di correre.

Lily provò una forte empatia per lui. Capiva che avrebbe voluto piangere, che concepiva tutto come una battaglia persa: cosa avrebbe potuto pensare altrimenti?

Allora la giovane donna si ricordò delle notizie che prima aveva promesso di riferire ad Alfred.

“Sono anni che mi ribello al regime. L’unica. Sono stata imprigionata innumerevoli volte, ma qualche giorno fa il regime ha voluto ascoltare le mie proposte” gli spiegò.

Un sorriso fece capolino sul volto di Alfred. O forse aveva capito male?

“Lily, non so come ringraziarti… Ma allora, perché i robot sono venuti? E perché i lampeggianti hanno suonato?”

“Siamo ancora nell’era di Robotoox, ma fra una settimana, nel 2050, tutto tornerà come prima di questi vent’anni. Quando ho saputo che il regime aveva accettato le mie proposte, sono saltata di gioia. Ho pensato intensamente agli anni precedenti a Robotoox… E mi sei venuto in mente tu. Oggi ti ho cercato, volevo darti la grande notizia, ma tu non eri in città, allora sono uscita fuori città, sulla collina. Ti ho riconosciuto, mentre facevi i tuoi ultimi passi verso la sommità e sei caduto a piangere”.

“Ma perché i robot non vengono?”

“Qualche minuto fa, quando siamo passati vicino al manifesto, ho spento l’interruttore dei robot e quello dei lampeggianti. Nessuno conosce l’esistenza di quel pulsante, a parte il regime… Ma io sì. Se un cittadino lo scoprisse, e lo usasse, lo attenderebbe una brutta fine, l’ergastolo come minimo, anche se nessuno si oserebbe, visto che i cittadini sono molto abituati alla loro semplice e monotona vita. E comunque, ora il regime non può farmi niente, visto che pochi giorni fa ha deciso di abbandonare il piano Robotoox”.

“Lily, è stata un’idea geniale!”

Alfred l’abbracciò intensamente. Non abbracciava qualcuno da anni, ma non si era dimenticato quanto fosse bello e rilassante.

“Merito del fiore” disse lei.

“Già. Merito del fiore” annuì l’altro.

Alfred era troppo felice, non riusciva quasi a credere a quello che stava succedendo. Già, le emozioni esisteranno per sempre. E quella era pura felicità. Non viveva in un sogno, ma nella più vera delle realtà.

 

Emily Chiacchiaretta